Dal pianeta Iarga l’analisi dell’economia terrestre
Pier Giorgio Caria
Nel 1967 una razza biologica Extraterrestre, cioè astronauti di un altro mondo, contattò un ricco industriale olandese. Successivamente, egli scrisse il libro “ho incontrato gli extraterrestri – avventura sul pianeta Iarga”. Vi consiglio di leggerlo perché c’è spiegata per filo e per segno la loro società: l’economia, i trasporti, la politica, la scuola, i dischi volanti, la scienza, oltre a una fortissima critica al cristianesimo e al mondo dei bianchi.
Questi extraterrestri, che già all’epoca avevano il volo spaziale avanzato, fecero un’analisi del nostro sistema economico e dissero: “Se voi applicaste un principio di equità nella redistribuzione delle ricchezze ci sarebbe un benessere medio pro capite basato sullo standard europeo di sei volte”. Sei volte di più per ogni essere umano, compreso il popolo africano e il Terzo mondo sudamericano. E questo con la tecnologia che avevamo in quegli anni. Pensate a quanto potrebbe essere oggi, che nell’unità di tempo produciamo almeno 100 volte di più. Considerate, per esempio, che alla fine degli anni ‘60 il computer di bordo della navicella che è andata sulla Luna era meno potente della scheda di una moderna lavatrice (ci siamo andati sulla Luna, le storie che dicono il contrario sono per nascondere il fatto che gli extraterrestri ci hanno cacciato a pedate perché ci eravamo portati dietro armi e persino una bomba atomica. Per non ammetterlo, hanno messo in giro la panzana che sulla Luna non ci si va, adducendo fesserie tipo “le fasce di Van Allen sono radioattive”. Certo, nella mezzeria, ma ai poli le fasce sono quasi inesistenti quindi basterebbe fare un po’ di giri e poi uscire all’altezza dell’Alaska).
Quindi qual è il problema, amici? Nel mondo c’è talmente tanta abbondanza che potremmo guadagnare tutti sei volte di più, o venti volte di più se rapportato ai giorni nostri. Il problema è che nel momento in cui ci fosse questo i soldi non servirebbero più: averli o non averli non farebbe alcuna differenza. La classe parassita del mondo bancario scomparirebbe, dovrebbero andare a zappare. Ma l’occhio è lontano dalla terra e la schiena fa male, quindi i banchieri dicono: “Meglio che zappate voi”.