Cosa succede dopo la morte?
Pier Giorgio Caria
Domanda:
Quando lasciamo il corpo il nostro spirito dove va?
Pier Giorgio Caria:
Innanzitutto la domanda è posta male: dire “il nostro spirito” è sbagliato. Noi non abbiamo uno spirito, noi SIAMO lo spirito che momentaneamente ha un corpo.
Non siamo la Opel che ha un’autista, siamo l’autista che ha una Opel. Abituiamoci a ragionare in questo senso perché quello che utilizza la maggior parte della gente è una manipolazione di Satana che vuole scinderci dalla nostra reale essenza.
Vi racconto un’esperienza molto bella che ha vissuto il contattista italiano Giorgio Dibitonto. Dibitonto venne contattato negli anni ’80 dallo stesso gruppo di extraterrestri che contattò l’americano George Adamski.
Gli esseri gli si presentarono con gli stessi nomi che in precedenza avevano utilizzato con Adamski (Firkon, Ramu, Kalna, Orthon), ma gli rivelarono che in realtà erano gli angeli della Bibbia: Michele, Gabriele, Raffaele ecc. (ad Adamski all’epoca non venne spiegato perché i tempi non erano ancora maturi e saperlo non gli sarebbe servito per la sua missione).
In uno dei suoi incontri in astronave gli fecero vedere la proiezione di una stanza d’ospedale, specificandogli che non era una registrazione, ma una scena che stava accadendo in quel momento. Nella stanza c’era un anziano malato in fin di vita, circondato dai parenti addolorati e in lacrime.
Ad un certo punto il vecchio signore morì. In quello stesso attimo Dibitonto vide lo spirito dell’anziano uscire dal corpo (i famosi 21 grammi) e mettersi in piedi. Il suo aspetto era identico al corpo che era rimasto sul letto.
Il signore, che nella sua vita aveva pensato sempre e solo al corpo, era spaesato, e rimase a fissare i suoi parenti che piangevano. Cercò di toccarli, di dirgli che era vivo, che stava bene e che non soffriva più, ma ci passò attraverso.
Mentre era lì che non sapeva bene che pesci pigliare, si aprì nella stanza una porta, ed incominciarono ad arrivare i parenti e gli amici che erano morti prima di lui, ma tutti belli freschi, felici e giovani. Appena lui li vide gioì e li abbracciò (la loro materia si toccava perché era solidale, della stessa frequenza vibratoria).
Mentre si facevano le feste Dibitonto constatò scioccato che quel signore che aveva oltre 70 anni, in quel breve frangente, era già ringiovanito di quasi 40, perché la sua materia animica si era riconformata.
La proiezione si concluse con il signore che, ringiovanito, allegro e felice, dopo essersi girato un’ultima volta, varcò la porta insieme ai suoi parenti e amici, mentre quest’ultima si richiuse dietro di loro.
Vedete, questa è la morte che tanto temete! Se noi siamo degli scimmioni ignoranti come facciamo a prepararci a questo evento? Perché a chi nella sua vita ha fatto cose molto brutte lo verranno a prendere e lo trascineranno all’inferno i demoni, che gli piaccia o meno, altro che parenti e amici.
Questo c’è nel film Ghost, guardatevelo, perché è la verità. Questo mistero, questo velo di ignoranza assurda e allucinante che c’è su una condizione normalissima, è assolutamente inaccettabile: si muore e si nasce tutti i santi giorni! Qual è la maligna ipnosi che non ci fa mai porre seriamente di fronte alla nostra morte?
E noi lì, ad evitarla come se la morte fosse una malattia.
Sapete che cosa farò io quando uscirò da questo corpo? Tirerò un lungo sospiro si sollievo e dirò: “Finalmente, è finita! Non ne potevo più!” Perché lo spirito se era cieco, vede; se aveva handicap, esce sano; se era muto, parla; se era sordo, sente.
Eugenio diceva che se l’uomo comprendesse che cos’è la morte l’umanità si sparerebbe in testa in massa pur di arrivare subito là dove si sta così bene. Ma si sta bene solo se entriamo in armonia con la legge: Satana ha tessuto una diabolica trama di inganno e di ipnosi per tenerci fermi sulle cose materiali, e noi lì, ad accumulare case, ville, conti in banca, automobili.
Ma è una follia! Quando moriremo lasceremo qui tutto, neanche un centesimo ci porteremo via!
L’incarnazione è solo un breve momento della lunghissima vita che facciamo al di là. La nostra condizione naturale non è questa, la reincarnazione è al contrario: noi dobbiamo temere quando ci incarniamo, è la morte della nostra identità spirituale.
La nostra vita è di là, e quella vita è molto più reale di questa, molto più vera, più viva: non dobbiamo lavorare, non abbiamo bisogno di soldi, non ci ammaliamo, non sentiamo freddo, non sentiamo caldo…
E’ una goduria! Ma dobbiamo conformarci alla legge o la legge ci castigherà, non perché dobbiamo essere puniti, ma perché quando violiamo la legge stiamo creando sofferenza alla creazione e ai nostri simili.