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L’onnipotenza di Dio

Pier Giorgio Caria

L’onnipotenza di Dio

Pier Giorgio Caria

“IL TEMPO È VENUTO E L’ANNO 2017 SARÀ L’INIZIO DELLA FINE DELL’IMPERO DEL PRINCIPE DI QUESTO MONDO.” (tratto dal messaggio ricevuto da Giorgio Bongiovanni il 26 giugno 2016, link al messaggio completo sul fondo)

Il 2017 è il centenario dell’apparizione di Fatima ed è la fine dei 100 anni di potere che Satana chiede a Cristo e che Cristo gli concede. Perché Cristo concede questo potere a Satana? Perché Satana chiede a Cristo potere? Perché Cristo è il Re.

Quando Gesù è nel deserto e Satana va a tentarlo Gesù gli dice: “Vattene, Satana!” e “Non tentare il Signore Dio tuo”. “Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui”.

Perché il Re non si mette a discutere, prende decisioni e dà ordini in autonomia (al massimo può ascoltare consigli).

Il Principe di questo mondo consegnerà le chiavi al Re quando avrà assolto il suo compito: separare il grano dalla gramigna. Questo è il compito di Satana, servo di Dio. Satana è un essere punito che non ha libero arbitrio, non può fare scelte.

Andatevi a leggere il Libro di Giobbe:

Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». (Satana dice che Giobbe è fedele solo perché è ricco e non ha problemi e chiede il permesso a Dio di potergli togliere quello che ha per dimostrargli che quello lo farà cambiare) Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui» (Dio acconsente a patto che Satana non gli tocchi la salute).

In un sol giorno, allora, Satana fece morire tutto il suo bestiame e tutti i suoi figli, ma Giobbe non perse la fede:

«Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!»

In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Satana torna da Dio:

Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!» (Satana dice che Giobbe è rimasto fedele solo perché Dio non gli ha permesso di toccargli la salute). Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».

Con il permesso di Dio, Satana torna da Giobbe e lo fa ammalare di una brutta malattia che gli riempie il corpo di pustole purulente. Le ferite lo costringono a vivere dentro ad un cesto pieno di cenere, con la quale si cosparge. Satana cerca quindi di tentarlo attraverso sua moglie:

Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui […] e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo.

I tre amici, che si ricordavano Giobbe bello, ricco e in salute, rimasero scioccati dallo stato in cui versava e cercarono di convincerlo del fatto che Dio, essendo sempre giusto, lo stesse punendo per qualche peccato nascosto:

«Ricordalo: quale innocente è mai perito e quando mai furon distrutti gli uomini retti? Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie».

Giobbe però si proclama innocente, maledice il giorno della sua nascita, comincia a lamentarsi con Dio ed invoca la morte:

«Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: “E’ stato concepito un uomo!”. Quel giorno sia tenebra, non lo ricerchi Dio dall’alto, né brilli mai su di esso la luce […] Volesse Dio schiacciarmi, stendere la mano e sopprimermi! Ciò sarebbe per me un qualche conforto e gioirei […] Stanco io sono della mia vita! Darò libero sfogo al mio lamento, parlerò nell’amarezza del mio cuore. Dirò a Dio: Non condannarmi! Fammi sapere perché mi sei avversario. E’ forse bene per te opprimermi, disprezzare l’opera delle tue mani e favorire i progetti dei malvagi? Sono forse i tuoi giorni come i giorni di un uomo, i tuoi anni come i giorni di un mortale, perché tu debba scrutare la mia colpa e frugare il mio peccato, pur sapendo ch’io non sono colpevole e che nessuno mi può liberare dalla tua mano?»

Siccome Dio ama gli uomini giusti e a Lui fedeli, e vedendo che Giobbe iniziava a cedere, si personifica in un ragazzo, Eliu, e rimprovera aspramente lui e i suoi i tre amici:

«Io t’interrogherò e tu mi istruirai. Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza! Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la misura? […] Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora? […] Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? […] Oseresti proprio cancellare il mio giudizio e farmi torto per avere tu ragione?»

Dopo aver ascoltato le sagge parole del giovane Giobbe torna in sé:

«Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te. Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio? Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo. […] Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere».

A quel punto Satana se ne va.

Quindi Dio è Onnipotente. Non bisogna sfidarlo perché Lui domina tutto, è Lui che manda il demonio quando vede nel nostro cuore il tradimento alla Sua Legge. E ci hanno cambiato la parte del Padre Nostro che diceva “non ci indurre in tentazione”, queste guide cieche!

Dio può decidere di mettere alla prova la nostra fedeltà, così come ha fatto con Giobbe, e se la superiamo non solo ci verrà ridato quello che abbiamo perso, ma pure di più:

Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. […] Benedisse la sua nuova condizione più della prima.

Dio è così: è generoso con chi lo ama e gli è fedele, ma ogni tanto vuole capire se i patti vengono rispettati.