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L’invecchiamento

Pier Giorgio Caria

L’invecchiamento

Pier Giorgio Caria

Al di là del fatto che il mio corpo invecchia io sono sempre io, come voi. Viviamo con disagio l’invecchiamento perché dentro ci sentiamo sempre diciottenni, ventenni. I nostri sogni a volte si sbiadiscono e ce li dimentichiamo, o ce li ricordiamo con un po’ di amarezza perché non li abbiamo saputi rendere realtà.
Ma siamo sempre giovani dentro, lo spirito non sa che cosa vuol dire invecchiare.
Ad un certo punto guarda il suo corpo con sconcerto e disappunto e dice: “Ma sono io? Non mi riconosco…!”.
Noi magari abbiamo ancora voglia di saltare, ballare, gioire, amare, ma il nostro corpo non ce lo permette (perché ci fa male qui, abbiamo un dolorino là…).
Questa è una condizione che cambierà: un giorno non invecchieremo più, non moriremo più. La morte è solo una fase transitoria dell’esperienza dello spirito.

Vi racconto l’episodio di un contattista che viene portato su un altro mondo e a cui viene presentata una famiglia.

Dopo le presentazioni il contattista dice: “Scusate, ma dove sono i vostri genitori?”
Una ragazza si fa avanti e gli risponde: “Io sono la mamma.”
“In che senso la mamma, e lui?” chiede il contattista indicando uno dei ragazzi lì vicino.
“Lui è mio marito.”“E quello?”, indicando un altro ragazzo. “E’ mio figlio.”
Il contattista è allibito, tutte le persone presenti sembrano avere la stessa età, infatti dice: “Ma avete tutti la stessa età, com’è possibile? E’ una cosa della vostra scienza?”
“No, ma che dici!” risponde la mamma, “non abbiamo la stessa età: io ho 300 anni, mio figlio 25.”

Ecco, in quella condizione lo spirito si sente più a suo agio, gli appartiene. Il problema è che noi ci carichiamo di karma, cioè degli effetti negativi delle nostre azioni sconsiderate, e stravolgiamo il campo strutturatore di forma, aggregatore degli elementi di natura che diventano la nostra carne, il nostro sangue e le nostre ossa; l’anima va in disfacimento a causa del peccato e il nostro corpo invecchia.
Un effetto, dunque, di una causa ben precisa, che se rimossa mantiene il corpo giovane. Lo sapete che c’è chi ha vinto il premio Nobel perché ha dimostrato che la cellula è tecnicamente eterna?
La cellula, non lo spirito. Lo spirito lo è per antonomasia, infatti si crea questa discrepanza per cui alla fine lo spirito guarda il suo corpo decrepito e dice: “Boh, non sono più io”.