Cristo ritornerà da giudice
Giorgio Bongiovanni
Pier Giorgio Caria:
Nel concreto cosa significa per l’umanità, storicamente e spiritualmente, il ritorno fisico di Cristo come giudice?
Giorgio Bongiovanni:
Purtroppo noi lo leggiamo poco, ma nel Vangelo il ritorno di Cristo è annunciato molto chiaramente. Non c’è nemmeno bisogno della mia esperienza mistica per spiegarlo, io ho solo il compito di ricordarlo e di avvertire che sarà a breve. Nessuno conosce la data e, così come sta scritto, nessuno deve conoscerla, ma grazie ai tanti messaggi che abbiamo ricevuto in questi anni e al fatto che nei Vangeli Gesù parli di “fine del mondo” possiamo certamente dire che il tempo dell’Apocalisse è questo.
È vero che la storia della Terra è sempre stata costellata di invasioni e di guerre e che i tempi di pace e fratellanza sono stati quasi inesistenti al confronto, ma grazie all’atomica mai come nella nostra epoca c’è stata la reale possibilità che fosse l’uomo stesso a causare la fine del mondo. Nel capitolo 24 di Matteo Gesù annuncia che il suo ritorno avverrà durante un’epoca che potrebbe distruggere il mondo; nell’epoca nucleare in cui ci troviamo oggi un solo arsenale militare ha il potenziale per farlo diverse volte, cancellando la vita sulla Terra a 360 gradi, dal livello minerale a quello umano. Basterebbero solo poche bombe, delle migliaia presenti su tutto il territorio mondiale, per eliminare completamente l’esistenza.
È logico pensare, dunque, che Gesù non si riferisse ad un’epoca in cui si combattono le guerre con le spade e le frecce, ma piuttosto ad un’epoca in cui se qualcuno che governa il mondo in modo folle e delirante vuole premere il bottone sbagliato finisce tutto. Ecco, in questo caso Lui tornerà per impedire la distruzione della Terra e per giudicare: condannerà chi avrà commesso dei reati e darà loro delle pene da espiare, assolverà gli innocenti e premierà coloro che avranno amato il loro prossimo e che avranno compiuto azioni a favore degli altri.
Il premio sarà la prosecuzione della vita sulla Terra, l’acquisizione della vita eterna sulla Terra e in cielo e l’entrare a far parte della grande Famiglia Cosmica. Non è un premio da poco e, così come scritto nel Vangelo, non sarà dato a tutti ma solo a chi se lo sarà meritato. Il ritorno di Cristo sarà fisico, Gesù di Nazareth si ripresenterà con lo stesso corpo con cui è resuscitato duemila anni fa e lo vedremo tutti. So che è difficile credermi, se io fossi al vostro posto non crederei a nulla di quello che Giorgio sta dicendo, ma io ho visto e non posso tradire ciò che ho visto.
Pier Giorgio Caria:
Quando dici che hai visto, Giorgio, intendi dire che hai visto fisicamente Gesù qui sulla Terra?
Giorgio Bongiovanni:
Sì. Ho avuto anche tante visioni spirituali, ma quello per cui sono certo e darei la vita è che io l’ho visto fisicamente. Non è che ho incontrato un tizio per strada con la barba e i capelli lunghi, un giovane di 33-34 anni è apparso dal nulla scendendo dal tetto di casa mia e mi ha detto di essere Gesù Cristo, si è seduto e ha mangiato con me. L’ho visto anche in altre occasioni… Se continuo a fare tutto quello che sto facendo da trent’anni e non mi tiro indietro è perché l’ho visto. Ovviamente ho anche la fede dentro di me, che a volte un po’ traballa o è stanca, ma la visione che ho avuto di Lui è così forte e così vera che fa in modo che io non rinunci a quello che sto facendo nemmeno di fronte alla morte.
Pier Giorgio Caria:
Vorrei specificare una cosa: quando Giorgio dice che Gesù è sceso dal tetto non intende che è sceso con la scaletta, ma che si è proiettato come luce e poi si è materializzato all’interno della stanza dove lui si trovava. Giusto?
Giorgio Bongiovanni:
Sì, esatto, ma mi è capitato di vederlo entrare in casa anche oltrepassando le pareti, non attraverso un raggio di luce. Provate a mettervi nei miei panni, nei panni di chi vede un fantasma che invece è un essere umano. La stessa cosa è successa agli apostoli quando Gesù è risorto: è andato a trovarli mentre si nascondevano nel cenacolo e non ha bussato al portone, lo ha attraversato quando questo era chiuso a chiave, col catenaccio.